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icaro
27/01/2017, 19:03

giornata della memoria, ebraismo, giusti della nazione,



PER-NON-DIMENTICARE


  Il 27 gennaio, da ormai sedici anni, viene ricordato lo sterminio degli ebrei d’Europa avvenuto durante la seconda guerra mondiale. Dobbiamo tenere a mente ciò che è successo affinchè non accada e la storia non si ripeta.



Il 27 gennaio, da ormai sedici anni, viene ricordato lo sterminio degli ebrei d’Europa avvenuto durante la seconda guerra mondiale. Si è scelta questa data, che ormai è riconosciuta come "giornata della memoria", poiché rappresenta l’anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz -Birkenau ad opera dell’Armata Rossa, il 27 gennaio 1945. 
Ciò che fu davanti agli occhi dell’esercito sovietico fu l’immagine di un immane massacro di civili, uomini donne e bambini; coloro i quali erano riusciti a sopravvivere fino a quel momento erano in condizioni fisiche al limite della resistenza mentre corpi morti accatastati erano lasciati in ogni angolo, a dimostrazione anche delle esecuzioni sommarie fatte dalle SS durante l’ultima fase dello svuotamento del campo, quando ormai era evidente la sconfitta della Germania. 

Ancora oggi, la storiografia ufficiale ascolta e cerca di comprendere quanta percezione si avesse di ciò che stava accadendo durante la guerra: da una parte chi ammette che le notizie trapelassero in maniera sufficiente per poter immaginare il piano di annientamento sviluppato dalla mente di Hitler; dall’altra parte, invece, si accetta che pur sapendo che popolazioni ebraiche, rom, persone omosessuali e disabili erano soggette a persecuzioni, non si avesse idea della reale portata della distruzione in corso. Il 27 gennaio, infatti, si ricorda un qualcosa per il quale fu necessario un conio linguistico: genocidio.

La parola venne adoperata per la prima volta nel 1944 da un giurista polacco, Raphael Lemkin, che unì un termine di origine greca "genos", popolo - stirpe, ed uno latino "occado", uccidere, dando vita ad un vocabolo che significa proprio uccisione di un popolo. Perché la specificità del genocidio ebraico sta nell’essere stata la distruzione sistematica di una popolazione, al di fuori di un contesto bellico diretto,coinvolgendo anche donne e bambini, rappresentanti della continuità di un popolo, adoperando un sistema scientifico di annientamento (verranno poi definiti genocidi, anche ciò che accadde tempo prima, nella Turchia del primo novecento e ciò che accadrà negli anni novanta nella ex Jugoslavia, a Srebrenica). Accanto al termine genocidio ne sono poi sorti molti altri, i più utilizzati dei quali sono shoah, che fa riferimento ad un evento catastrofico ed imprevisto, di origine naturale, di cui non potevano esserci segnali, ed "olocausto". In entrambi i casi, c’è resistenza da parte delle comunità ebraiche all’utilizzo di tali termini, nel primo caso perché i segnali della catastrofe c’erano e, soprattutto, non si trattava di catastrofe naturale; nel secondo caso perché la parola, nel linguaggio biblico, indica il sacrificio compiuto al Tempio in onore degli dei. E quale dio può chiedere e volere il sacrificio umano di sei milioni di persone?

Ma forse la più importante fra le questioni storiografiche sul genocidio ebraico, è quella della colpa. Si trattò di un progetto esclusivamente nazista? Quanto collaborarono le popolazioni ai rastrellamenti, ai tradimenti, una volta che cadevano sotto il giogo nazista? E l’Italia? 

Fuor di dubbio, la proclamazione delle leggi razziali in Italia fu del 1938, in tempo di pace, ed in tempo di pace uno stato sovrano promulga la legislazione che ritiene più idonea al pensiero del proprio governare. Quindi si, l’Italia fu uno stato con una politica anti ebraica, che prevedeva la riduzione dei diritti civili e politici della popolazione israelita, rimuovendola dal pubblico impiego, dalle università e dalle scuole. Venne poi il 1939 ed il corso degli eventi non ci consente oggi di poter dire come il governo fascista avrebbe proseguito nella propria politica, perché la storia coi se non si è mai scritta. Ma sappiamo che, con l’entrata in guerra, anche in Italia si creò un sistema di campi di internamento, in cui rinchiudere ebrei ed antifascisti, per lo più situati nel Sud Italia, che seguivano il sistema del confino. Al Nord, invece, dopo il 1943, ai campi di internamento si aggiunsero i campi di concentramento, il più famoso dei quali fu la Risiera di San Saba, a Trieste. 

Un’Italia che vede arrivare la fine della guerra spaccata in due, ma non per il destino della popolazione ebraica. Erroneamente, infatti, spesso si pensa che il genocidio non riguardò il meridione, associando la carenza se non l’assenza di comunità ebraiche da Napoli in giù con l’assenza di popolazioni israelite. Nel 2013, la Regione Sicilia ha pubblicato un elenco di tutti i deportati ebrei siciliani; un elenco senza fine, che testimonia la lunga tradizione dell’ebraismo siciliano. 

E come in ogni posto in cui ci furono vittime, ci furono anche numerosi uomini che si impegnarono affinchè qualcuno potesse salvarsi, guadagnandosi il titolo di "Giusto fra le Nazioni", come Calogero Marrone.
Nato a Favara, Calogero fu trasferito in Lombardia, come impiegato dell’ufficio anagrafe di Varese. Qui, durante la guerra, lavorò alacremente per rilasciare falsi documenti d’identità permettendo a moltissimi ebrei ed antifascisti di non essere catturati. Compì il suo compito finchè non venne catturato per poi morire nel campo di Dachau nel 1945. 

Oggi, in questa giornata della memoria ed in questi tempi in cui viviamo, sono persone come Calogero e come i tanti altri uomini giusti e donne giuste, che si impegnarono contro l’orrore, che dobbiamo ricordare. Dobbiamo tenere a mente ciò che è successo affinchè non accada e la storia non si ripeta.



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