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icaro
05/01/2017, 19:04

fava, impastato, sicilia, storie di sicilia, antimafia, catania, cinisi



IL-5-GENNAIO-DELL’ANTIMAFIA
IL-5-GENNAIO-DELL’ANTIMAFIA


 Vi sia lieve la terra, Giuseppe, in questo giorno di gennaio in cui si nasce ed in cui si muore.



Vi sia lieve la terra, Giuseppe, in questo giorno di gennaio in cui si nasce ed in cui si muore. 

Per la Sicilia e per Catania, la data odierna è un simbolo della lotta alla mafia. Una data che ha visto, a numeri alterni, una nascita ed una morte: la nascita di Giuseppe Impastato, a Cinisi nel 1948 e la morte di Giuseppe Fava nel 1984 a Catania, in via dello Stadio, oggi via Fava. 

Di Peppino Impastato tanto si è detto e saputo, grazie soprattutto al successo del film di Marco Tullio Giordana "I Cento passi", che ha avuto il merito di portare alla ribalta la storia di un giovane giornalista proveniente da una famiglia vicina al boss di Cinisi Gaetano Badalamenti, che ha avuto il coraggio di ribellarsi e di denunciare pubblicamente, attraverso i mezzi di comunicazione a sua disposizione - in primis radio Aut, da lui stesso fondata nel 1977 - i malaffari di Badalamenti e della cricca dei notabili che gli ruotavano attorno. Per questo suo coraggio di parlare il 9 maggio 1978, lo stesso giorno del ritrovamento del corpo di Aldo Moro, fu ucciso. Il suo corpo ritrovato nei pressi di una casa abbandonata, sopra dei binari a simulare un suicidio.
La sua opera di propaganda anti mafiosa verrà poi portata avanti dai suoi parenti, dal fratello Giovanni e dalla madre, Felicia Bartolotta, grazie alla cui azione si avrà la prima manifestazione nazionale anti mafia in Italia, in concomitanza con il primo anniversario del delitto Impastato. Giovanni e Felicia ancora oggi portano avanti la battaglia di Giuseppe, educando alla legalità come forma primaria di lotta al sistema ed alla mentalità mafiosa. 

La storia di Giuseppe Fava è una storia diversa, è la storia di un giornalista di professione, integrato nella vita culturale locale e nazionale, collaboratore per la rivista "Espresso sera" ed impegnato anche nella drammaturgia e nella scrittura. Il suo nome, però, resta legato alle sue inchieste di mafia. Divenuto direttore del quotidiano "Il giornale del Sud", lo trasforma in un giornale di inchiesta, realizzando differenti servizi sulle attività di Cosa Nostra a Catania. Ancora una volta, la possibilità di parola è vista con pericolo dalla mafia, che intimidisce la redazione, con atti di puro terrorismo; ma ancora una volta la voce della legalità non tace, e Giuseppe Fava fonda una nuova rivista, " I Siciliani", che nella sua breve vita diverrà un punto fermo dell’editoria antimafia italiana. Quando Fava venne assassinato,33 anni fa oggi, si cercò ancora una volta di sviare i sospetti, di eclissare le indagini, ma nonostante i numerosi tentativi, la forza delle sue parole è rimasta inalterata nel tempo ed assume ogni giorno ancora più forza. La sua forza di verità e giustizia è stata continuata dalla rivista "I Siciliani" nonostante difficoltà crescenti e, soprattutto, dalla Fondazione Fava, che si occupa anch’essa di educare alla legalità in particolare attraverso progetti con le scuole. 

Ed è proprio questo uno dei tratti comuni a questi due intellettuali: l’aver compreso che la lotta alla mafia inizia dall’educazione dei bambini, l’aver avuto il coraggio di andare avanti nonostante le intimidazioni ed il pericolo della propria vita, l’aver avuto il coraggio di dire che la società in cui vivevano, il sistema in cui vivevano era marcio ed andava bonificato. E volere che l’eredità morale passi ai bambini, alle generazioni da educare alla legalità ed alla non paura di cambiare. 

Chiudiamo questo piccolo omaggio a due grandi uomini, apripista della lotta alla mafia in Italia, con le loro parole, che possano essere di insegnamento per tutti noi. 

"In questa società comanda soprattutto chi ha la possibilità di convincere. Convincere a fare le cose: acquistare un’auto invece di un’altra, un vestito, un cibo, un profumo, fumare o non fumare, votare per un partito, comperare e leggere quei libri. Comanda soprattutto chi ha la capacita’ di convincere le persone ad avere quei tali pensieri sul mondo e quelle tali idee sulla vita. In questa società il padrone è colui il quale ha nelle mani i mass media, chi possiede o può utilizzare gli strumenti dell’informazione, la televisione, la radio, i giornali, poiché tu racconti una cosa e cinquantamila, cinquecentomila o cinque milioni di persone ti ascoltano, e alla fine tu avrai cominciato a modificare i pensieri di costoro, e così modificando i pensieri della gente, giorno dopo giorno, mese dopo mese, tu vai creando la pubblica opinione la quale rimugina, si commuove, s’incazza, si ribella, modifica se stessa e fatalmente modifica la società entro la quale vive. Nel meglio o nel peggio". 
da "Un anno", raccolta di scritti per la rivista i Siciliani, Fondazione Giuseppe Fava, 1983)

 "Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. 
All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante nel davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione a rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore". 
 Giuseppe Impastato


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